Chiesa

Anno giubilare. Il centenario di santa Rosalia

Vincenzo Arnone lunedì 3 giugno 2024

Fedeli nella grotta in cui visse santa Rosalia

Ricorrono in questi giorni i quattrocento anni (1624-2024) dalla scoperta-ritrovamento della grotta dove visse santa Rosalia, fuori Palermo, nel piccolo comune di Santo Stefano Quisquina, a cavallo tra le province di Agrigento e Palermo, in una zona montuosa e boschiva .
Per l’occasione è stato promosso un Anno giubilare che ricorda tale ricorrenza Come detto a Santo Stefano Quisquina la santa per 12 anni, giacché la sua famiglia, Sinibaldi, aveva in proprietà vasti terreni in zona. Nell’Eremo, tra le rocce e le erbe spontanee, si entra in una grotta lunga, umida, in fondo alla quale c’è una piccola statua della santa. Tutt’intorno poi venne costruito l’attuale eremo con grandi locali annessi che adesso il rettore don Giuseppe Alotto e la Cooperativa “ La quercia grande”, custodiscono.
Fin qui la storia, o quello che della storia si può intuire confrontando certe date e certi avvenimenti. Ma la memoria della santa è sempre viva, affettuosamente viva, nella preghiera e nei pellegrinaggi, in modo particolare in questi giorni del centenario, che si concluderà il 5 giugno. Si alternano momenti spirituali e religiosi ad altri musicali, artistici e sportivi o anche più impegnativi come il Convegno: “Rosalia Sinibaldi. La Santuzza icona di fede, speranza e spiritualità” a cura del Rotary club.Di particolare attenzione e curiosità quel che avviene ogni mattina alle 7 : “l’alborata” (con l’uso di petardi) e il suono festoso delle campane delle chiese del paese, quasi a salutare con gioia l’inizio della giornata degli abitanti. Per tale centenario l’Eremo è stato aggiunto nelle tappe della via Francigena, con un via vai di pellegrini che, zaino alle spalle, salgono su questi monti e boschi affascinati dalla memoria religiosa e dal meraviglioso panorama.
Non manca, in un programma ricco e vario, anche la voglia di conoscere più a fondo la vita della santa attraverso volumi e ricerche in modo particolare di Calogero Messina, di don Antonino Massaro e di don Giuseppe Alotto.