Chiesa

Scout e guide. L'Agesci da 50 anni «con le maniche rimboccate»

Vincenzo R. Spagnolo domenica 5 maggio 2024

Il raduno per i 50 anni dell'Agesci, nella Capitale.

Elisa e Andrea fissano stupiti il mare di camiciotti azzurri e di fazzolettoni colorati che si allarga attorno a loro sul pianoro del Parco degli Acquedotti, con lo sfondo di vestigia dell’antica Roma, e si stringono al resto del branco, emozionati e contenti di essere qui, insieme a migliaia di altri scout. Hanno meno di dieci anni ed entrambi sono lupetti del Roma 15, parrocchia di Santa Lucia. Sono venuti qui nel verde a festeggiare, insieme a tutto il loro gruppo, un compleanno speciale, quello dell'Associazione Guide e Scouts Cattolici italiani: ormai tutti la conoscono con l’acronimo Agesci, ma pochi sanno che è nata nel lontano 1974 dall'unificazione di due associazioni allora esistenti: l’Asci, maschile (fondata nel 1916, sciolta dal regime fascista nel 1928 e ricostituita nel 1944) e l'Agi, femminile. Elisa e Andrea lo hanno imparato in questi giorni, mentre il loro gruppo si preparava a partecipare alla giornata di celebrazioni organizzata nel Lazio, che è durata dal pomeriggio fino a sera, chiudendosi infine con una Santa Messa molto partecipata sul grande prato e con un allegro concerto in cui tutti, grandi e piccoli, hanno ballato sulle note delle canzoni più popolari del momento. Una festa alla quale hanno preso parte anche personalità pubbliche, che portano lo scoutismo nel cuore: «È con grande emozione che ho partecipato alla festa per i 50 anni di Agesci al Parco degli Acquedotti», ha scritto sui canali social il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, ricordando come ad Amatrice e all'Aquila, dopo i due devastanti terremoti, «l'Agesci c'era e per quell'impegno ancora siamo grati. Essere qui oggi è importante per quel che Agesci rappresenta e per il messaggio che ogni scout porta con sé in termini di valori in grado di migliorare la società e il mondo».

Mezzo secolo di maniche rimboccate

«Festeggiamo 50 anni di maniche rimboccate in nome della fratellanza, della vita nella natura, della cura del bene comune, sostenuti dalla parola di Dio», dice in mezzo a una folla di ragazzi festanti Giorgio Pensa, capo reparto del Roma 15. E il suo capogruppo, Dino Nencetti, considera: «Dopo gli anni del Covid, questa è una grande festa, che testimonia l’attualità e la vitalità dello scoutismo», fondato nel 1907 dall’inglese Robert Baden Powell. Già perché il parco della Capitale, affollato ieri da migliaia di ragazzi in uniforme scout, è solo uno dei tanti luoghi d’Italia dove si è celebrata la ricorrenza del 4 maggio, data del giorno in cui venne sancita la “fusione” fra le due associazioni. Da Vicenza in Veneto, a Bari e Taranto in Puglia, passando per Roma, da nord a sud tutti i gruppi italiani – che annoverano un totale di 182mila soci fra lupetti, coccinelle, guide ed esploratori, scolte e rovers, insieme a migliaia di capi educatori – hanno celebrato idealmente nei propri luoghi d’origine il rinnovo della promessa scout, accomunati dai valori dell’associazione e nell’ottica di riscoperta delle proprie origini. Una ricorrenza sottolineata anche dall’emissione di un nuovo francobollo, valido per la posta ordinaria, dedicato all’associazione e che raffigura giovani guide e scouts in montagna impegnati in attività educative.

Un anno speciale: verso la "route" dei capi

Pochi giorni fa, a fine aprile, il Consiglio generale dell'Agesci, che ha visto riuniti oltre 400 capi provenienti da tutta Italia, ha dato il via alle celebrazioni ufficiali dell'anniversario, con un calendario fitto di iniziative nelle varie regioni d'Italia, che si protrarrà fino alla primavera del 2025. Fra tutte, spicca la Route nazionale delle Comunità capi “Generazioni di felicità", in programma a fine agosto a Villa Buri, in provincia di Verona, dove sono attesi 20mila educatori che si confronteranno sul “fare educazione oggi” per bambini e ragazzi che crescono nel rispetto dei valori della cittadinanza attiva e responsabile, secondo il metodo scout.

Le radici e il futuro

«Festeggiare il Cinquantesimo è dare visibilità e forza a tutta la ricchezza espressa nei territori dai 1.900 gruppi sparsi in tutto il territorio italiano, e pronunciare con un cuor solo che l’Agesci è un unico sentire, un camminare insieme», osservano in una nota congiunta i vertici dell’associazione - Giorgia Caleari e Fabrizio Marano, Capo guida e Capo scout d’Italia, Roberta Vincini e Francesco Scoppola, presidenti del Comitato nazionale, e don Andrea Turchini, assistente ecclesiastico generale – nella convinzione che «valorizzare questa ricorrenza vuol dire continuare ad essere presidi educativi specialmente nelle aree marginali, in quei territori isolati dove c’è spesso povertà educativa e sociale, di fronte ai fenomeni mafiosi, criminali e anche di gestione clientelare che inducono a reprimere la libertà della persona». Insomma, concludono, «celebrare è guardare al futuro con la solidità di radici profonde e robuste della nostra storia».