Chiesa

Gmg 2016. Cracovia, giovani e preti bloccati dalle autorità cinesi

martedì 19 luglio 2016
Fonti cinesi fanno sapere ad AsiaNews che decine di giovani e di sacerdoti da più diocesi della Cina sono stati bloccati dalle autorità proibendo loro di andare in Polonia per incontrare papa Francesco e partecipare alla Giornata mondiale della gioventù (Gmg) a Cracovia dal 26 al 31 luglio. Si calcola che quest’anno solo 2mila giovani dalla Cina popolare andranno a Cracovia. Molti hanno dovuto rinunciare a viaggiare a Cracovia per il costo troppo alto del biglietto aereo; la crisi economica ha anche ridotto i canali di aiuto tradizionali e molti non hanno potuto trovare sponsor all’interno o all’esterno della Cina. Alcuni giovani hanno avuto la loro richiesta di visto rigettata. A Pechino, nel nord e nelle diocesi della costa orientale le autorità del governo hanno proibito a sacerdoti ufficiali e non ufficiali a lasciare il Paese e hanno loro imposto di rimanere in Cina perché considerati troppo vicini al papa. Un sacerdote della Cina centrale è stato interrogato dalla polizia sulle sue intenzioni. “Vuoi andare in Europa per partecipare al raduno religioso mondiale? Se è così non puoi andare”. Il sacerdote ha mentito: “No, vado solo per turismo”. Alcuni giovani non hanno ricevuto il passaporto dalle autorità. Altri hanno ricevuto il passaporto e il visto e sono corsi a comprare il biglietto. Ma sono stati fermati all’aeroporto momenti prima di imbarcarsi sull’aereo che li portava in Europa. Un giovane di Pechino ha fatto sapere: “Le autorità sanno tutto; sanno che quelli che vanno in Europa in questo periodo potrebbero andare a Cracovia. Il problema sarà quando questi giovani e i sacerdoti ritorneranno in Cina: senz’altro saranno sottoposti a lunghi interrogatori perché hanno osato mescolarsi con giovani fedeli di altre nazioni. Il controllo sulle religioni e l’idea di far crescere una Chiesa nazionale e autonoma fa a pugni con raduni mondiali come quelli della Gmg”. Un sacerdote della Chiesa ufficiale di Pechino ha detto che se un suo collega va a Cracovia in modo non ufficiale, al suo ritorno rischia di perdere il suo incarico pastorale o gli aiuti governativi alla sua parrocchia.