Chiesa

Matera. L'ordinazione di Colaianni: «Camminiamo insieme come amici di Cristo»

Vito Salinaro sabato 10 febbraio 2024

L'arcivescovo Biagio Colaianni nel Palasassi di Matera

Non basta il palazzetto dello sport di Matera, il Palasassi, per contenere tutti i fedeli che hanno chiesto di assistere all’ordinazione episcopale del nuovo arcivescovo di Campobasso-Bojano, Biagio Colaianni. Anche perché 300 dei posti disponibili sono stati assegnati agli ospiti in arrivo dall’arcidiocesi molisana, il cui caloroso incoraggiamento al nuovo pastore si fa sentire nel corso del lungo pomeriggio trascorso in Lucania. Proprio come quello che Colaianni, che a Matera è nato nel 1957, raccoglie dai suoi ex parrocchiani, arrivati in gran numero: quelli della comunità di San Giovanni Battista di Ferrandina (Matera), e quelli della parrocchia San Giacomo, nel capoluogo (che ha guidato mentre reggeva anche la responsabilità di vicario generale della locale arcidiocesi).

Gli altri fedeli seguono l’evento da un maxischermo allestito nella vicina parrocchia dell’Addolorata, mentre la diretta televisiva e in streaming viene assicurata da “Trm Network” e da Telemolise. Una celebrazione che il nuovo presule ha voluto coincidesse con la vigilia della festa mariana di Nostra Signora di Lourdes, cui Colaianni è legato da profonda devozione, e che viene presieduta dall’arcivescovo di Matera-Irsina e vescovo di Tricarico, Antonio Giuseppe Caiazzo; co-consacranti sono gli arcivescovi Giancarlo Maria Bregantini, predecessore di Colaianni a Campobasso e ora amministratore apostolico; Salvatore Ligorio, amministratore apostolico di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo (e già arcivescovo di Matera-Irsina); Rocco Pennacchio, metropolita di Fermo e originario di Matera; e il vescovo di Nola, Francesco Marino. Complessivamente, prendono parte al rito di ordinazione 18 vescovi (in gran parte provenienti dalle regioni ecclesiastiche Abruzzo-Molise e Basilicata): tra i presuli anche monsignor Giuseppe Russo, che arriva a Matera dopo aver fatto l’ingresso, poche ore prima, nella confinante diocesi di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti. Poco più di 150 i sacerdoti, con una folta rappresentanza del clero di Campobasso-Bojano. Nel palasport prendono posto anche i rappresentanti di gruppi, associazioni, movimenti, dagli scout agli “Amici Grotta di Lourdes”, dall'Unitalsi all'Ordine di Malta.

La celebrazione nel Palasassi di Matera - Foto Ufficio Comunicazioni sociali Arcidiocesi Matera

«Avrai tre “uffici” - dice Caiazzo nell’omelia, rivolto all’ordinando -: l’annuncio (insegnare), la celebrazione (santificare), la comunione-carità (governare). In questi tre uffici viene superata la prospettiva dei poteri e della visione gerarchica della Chiesa e recuperata la dimensione di evangelizzazione in una continua tensione feconda con la dimensione sacramentale e comunionale della Chiesa». Non sarà un compito facile: «Chi in un modo chi in un altro, viviamo un tempo in cui siamo contagiati dai virus contro l’umanità e la spiritualità, così fratricidi, pieni di pregiudizi e di ingiustizie, di discriminazioni, di guerre». Eppure, aggiunge Caiazzo, «in una sorta di familiarità e autorevolezza, ti sentirai incoraggiato a non avere paura di toccare i nuovi lebbrosi della nostra storia. D’altronde la paura blocca il rapporto con Dio, con il presbiterio e con i fedeli». Quindi l’arcivescovo di Matera richiama il senso del motto episcopale scelto da Colaianni (Grazia Dei in me vacua non fuit): «Svolgerai la tua missione nella piena consapevolezza che tu sei “il più piccolo tra gli apostoli e non sei degno di essere chiamato apostolo”. Ma Dio ti ha scelto e ti ha inviato, nella successione apostolica, a guidare la porzione di Chiesa di Campobasso-Bojano. So che sei cosciente, che “per grazia di Dio, però, sei quello che sei, e la sua grazia in te non è stata vana”».

Poi, interrotto dagli applausi, il discorso di ringraziamento di Colaianni, in cui ripercorre fatti, esperienze ma soprattutto volti della sua esistenza: «Guardando la mia storia - dichiara - mi sento sempre inadeguato rispetto a ciò che la vita mi ha donato e concesso di realizzare. Emerge la mia pochezza. Se però la scruto partendo da Dio, allora è un racconto diverso, mi pervade lo stupore per le meraviglie che Egli ha compiuto nella mia vita nonostante quello che sono. Rileggendola per la mia vocazione fino ad oggi, non posso che essere grato a Dio per il suo amore, l'ho sperimentato, lo avverto profondamente in me, sapendo che non sarò mai capace di contraccambiarlo nella stessa misura del dono della Grazia che mi ha fatto». Colaianni insiste: «Mi sono innamorato di Dio fin da bambino e nonostante la mia fragilità, non posso e non voglio se non amarti». L’indicazione per il cammino da svolgere insieme è intrisa di speranza: «Ognuno di noi cerca un filo conduttore nella propria vita, umanamente non siamo costanti, stabili, capaci di continuità in ciò che pensiamo e vogliamo, come dice san Paolo: “Non faccio il bene che voglio, faccio il male che non voglio”. Abbiamo bisogno di un fondamento sicuro, di una base certa sulla quale poggiarci, e se riconosciamo che questi è Dio, possiamo camminare nella giusta direzione, fare la sua volontà, realizzare i suoi progetti, essere suoi servi, per riconoscerci suoi amici: “Non vi chiamo più servi ma amici”».

È dunque di questi amici che il nuovo arcivescovo vorrà circondarsi sin dal suo primo giorno in Molise, il 9 marzo, quando inizierà il suo mandato con una solenne celebrazione nel Santuario dell’Addolorata di Castelpetroso.