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Interviste. Periferie nel caos, i sindaci protestano. Parlano Nogarin e Brugnaro

Francesco Dal Mas venerdì 10 agosto 2018

Scampia (Ansa)

È sempre più scontro aperto tra Comuni e governo sui progetti di rilancio delle periferie. E mentre i sindaci rifanno i conti e aggiornano i programmi di riqualificazione dei quartieri, cercando di capire cosa si salverà dopo l’emendamento al Milleproroghe approvato dal Parlamento, l’attenzione del mondo politico si sposta già sulla prossima Legge di Stabilità, banco di prova decisivo per capire se le risorse oggi mancanti verranno recuperate.

Ieri il presidente dell’Anci, Antonio Decaro, ha preso carta e penna e ha scritto al sottosegretario Giancarlo Giorgetti, alla ministra per gli Affari regionali, Erika Stefani, e al presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini. «L’eventuale illegittimità provocata da un mancato passaggio con le Regioni, secondo la sentenza della Corte costituzionale n 74 del 2018, riguarderebbe al massimo 800 milioni e non tutta la quota "sospesa" pari a 1,6 miliardi».

La soluzione? Il problema sarebbe «risolvibile con una Conferenza unificata (l’organismo di confronto permanente tra Stato-Regioni-Comuni-Province) dedicata».

Il governo ha replicato con il vicepremier Luigi Di Maio. «Non abbiamo bloccato i fondi per le periferie, il nostro emendamento rispetta una sentenza della Corte Costituzionale. La norma – ha concluso – sblocca fondi che i Comuni potranno utilizzare da subito». Dal Carroccio, invece, si fa notare che con l’emendamento si liberano «risorse di tutti gli enti locali che avessero degli avanzi di cassa». Intanto, rispetto alle indiscrezioni circolate ieri, il Comune di Roma è intervenuto per precisare che «non è previsto alcuno stop per gli interventi dedicati a Corviale. Roma Capitale usufruirà dei 18 milioni di euro previsti per attuare il progetto "Decoro, Sicurezza, Resilienza", inclusi i tre interventi programmati per Corviale, e che comprendono azioni che puntano a ricucire il tessuto urbano».

Nogarin (Livorno): i progetti? Diritto acquisito, la soluzione c'è

Invoca il «buon senso da parte di tutti», il sindaco di Livorno, Filippo Nogarin. Esclude che il taglio dei fondi per il rilancio delle periferie possa essere «frutto di volontà politica», difende l’operato del governo e spiega che il negoziato per recuperare risorse è appena iniziato. «Ma sono abbastanza fiducioso...»


Però, sindaco Nogarin, non è sfuggito il fatto che Anci Toscana, l’associazione dei Comuni della sua regione di cui è vicepresidente, abbia diramato una nota durissima contro l’emendamento al Milleproroghe...
Alt. Quel testo è stato scritto da altri, non da me. Non l’ho condiviso, tanto è vero che sto cercando di risolvere il problema che si è creato. Facciamo chiarezza: il pasticcio è colpa del precedente governo, che ha scritto una norma coi piedi, tanto che la Corte Costituzionale è dovuta intervenire e il Parlamento ha dovuto mettere una toppa.

Peggiore del buco, probabilmente...
Leggetevi il dispositivo della Consulta per capire di cosa si sta parlando. Chiediamoci, con onestà intellettuale: dove vogliamo andare? Tutti quanti dobbiamo metterci al lavoro per risolvere questa questione e superare l’impasse che si è creato. Ieri ero a Roma e ci tornerò, la partita resta delicata ma ho già ricevuto rassicurazioni dal sottosegretario all’Economia, Laura Castelli. Da qui alla legge di Stabilità si troveranno le soluzioni necessarie.

Ma i fondi ci saranno o no? A Livorno, la sua città, rischiano di saltare progetti come la ciclostazione, il restauro delle Terme del Corallo, il risanamento della Chiccaia...
Come sindaco intendo andare avanti, considerando i progetti come diritto acquisito nel momento in cui ho firmato una convenzione con lo Stato. Parliamo in tutto di piani per 40 milioni di euro complessivi, in parte finanziati da Roma. Ripeto: ci stiamo lavorando, io voglio risolvere i problemi di questa città.

I Comuni italiani parlano di «furto con destrezza» e chiedono l’intervento del Quirinale.
È troppo comodo fare campagna elettorale, dobbiamo pensare agli interessi degli 8mila Comuni, non di uno solo, fosse anche una grande città metropolitana. I soldi non sono infiniti e non è il tempo delle speculazioni. Lo dice uno che veniva dato per spacciato nel 2014 e adesso può parlare di Livorno come di un laboratorio nazionale. Abbiamo risanato le società partecipate, garantendo il mantenimento degli asset pubblici. Il Pd prima non lo faceva.

Ha ricevuto anche un avviso di garanzia dopo la drammatica alluvione del settembre scorso.
Una pagina per me dolorosa. Resto convinto che un primo cittadino debba poter esercitare delle responsabilità in vicende come quella e la legge, recentemente cambiata in materia di Protezione civile, deve metterci nelle condizioni di agire.

Torniamo al nodo periferie. Non teme un allontanamento dai territori che hanno garantito i maggiori consensi all’attuale compagine di governo?
Le periferie sono un problema da sempre, non da oggi: attenzione e ascolto dei cittadini rimarranno immutate, anche se il passaggio sulla legge di Stabilità dovesse rivelarsi una strettoia. Il Movimento Cinque stelle e la Lega non sono alleati, sono forze distinte che hanno sottoscritto un contratto. Noi abbiamo affrontato la questione morale come chiedeva Enrico Berlinguer e, 40 anni dopo Aldo Moro, siamo al nuovo compromesso storico.

Non crede di esagerare?
No. La vecchia politica è uscita massacrata dal voto. Le visioni differenti con la Lega, per stile e modalità di porre i temi, rimarranno ma vedrà che troveremo una sintesi.

L’incattivimento del clima sociale nel Paese giova più a Salvini che a voi.
Non guardo i sondaggi, penso piuttosto a tante persone oneste che lavorano bene tutti i giorni. Certo, poi mi chiedo: a che serve questo clima nel Paese?

E che risposta si è dato?
Abbiamo fatto una bella chiacchierata, ora la devo salutare...

Brugnaro (Venezia): fronte comune con gli altri primi cittadini

Luigi Brugnaro, il sindaco di Venezia, ha deciso di interrompere le ferie e di rientrare in città. Auspica che il taglio del bando periferie approvato dal Senato «non sia definitivo. Nel passaggio alla Camera spero che il testo del decreto possa essere corretto, magari con un emendamento dello stesso governo. E questo sarà il mio impegno – aggiunge –, nonché quello di tutti i sindaci della città metropolitana».

Brugnaro, si sa, è un inguaribile ottimista. Ma non un ingenuo. Sostiene, infatti, che il governo «non può non tenere in debito conto che il provvedimento coinvolge mille amministrazioni locali con oltre 25 milioni di cittadini, per un totale di 4,1 miliardi di euro di investimenti». Venezia è una Città metropolitana, con 13 sindaci, di ogni appartenenza politica, che rappresentano oltre 500mila abitanti che «si aspettano che le promesse fatte vengano rispettate». Più di 72 milioni di euro di investimenti, distribuiti in 21 progetti, dal palazzo del Cinema alla bonifica e riqualificazione dell’area "ex Perfosfati" di Portogruaro. Per non dire, ovviamente, di progetti strategici, dal respiro mondiale, come la manutenzione del Palazzo ex Casinò al Lido e la stazione Rfi di Porto Marghera.

Che cosa farà, dunque, al suo rientro?
Mi adopererò per costituire un fronte comune con gli altri sindaci del territorio. La difesa degli interessi dei cittadini viene prima di qualsiasi cosa, perché è a loro, solo a loro, che dobbiamo rendere conto.

Ci sarà, stando a dichiarazioni di esponenti del governo, lo sblocco dei finanziamenti per gli enti virtuosi. Non è sufficiente questa garanzia?
Le convenzioni sono già state sottoscritte e la progettazione di tutti gli interventi è in fase avanzata: ad ora, sono già stati contrattualizzati lavori per 1.635.186,96 euro, dei quali 1.153.312,54 euro già realizzati e pagati nella quota di 847.554,93 euro. Sono tutte risorse già anticipate dai diversi enti e che non si saprà se saranno riconosciuti.

Le altre opere dovranno aspettare il 2020.
La cosa che più preoccupa è la battuta d’arresto che subiranno opere pubbliche funzionali e indispensabili per i nostri concittadini. Opere che avevano trovato il sostegno di altri enti, pubblici e privati, per un totale di oltre 21 milioni di euro.

Quali solo le opere più rischio?
Oltre alla riqualificazione della stazione Rfi di Porto Marghera per un costo totale di 7,6 milioni di euro, dei quali circa 3,8 milioni finanziati dal Bando e oltre 3,7 milioni da Rfi, ora potrebbero essere a rischio anche la manutenzione del Palazzo ex Casinò al Lido, per un impegno complessivo di 13.375.000 euro, intervento indispensabile per lo sviluppo della Biennale Cinema e della congressualistica, l’intervento di miglioramento della sicurezza territoriale con potenziamento delle celle segnale G5 nelle stazioni di Mestre e di Santa Lucia e a piazzale Roma, nonchè la manutenzione dei forti della terraferma per ulteriori 1,5 milioni.

Molto attesa, da tutti i veneti, è anche la cittadella della giustizia a piazzale Roma.
Abbiamo sottoscritto un Protocollo d’intesa con il ministero della Giustizia che, ritenendo l’operazione strategica, ha deciso di compartecipare alla ristrutturazione per un importo complessivo di 4.637.000 euro. E per dire come siamo avanti, pensi che abbiamo già approvato anche l’accordo programmatico con la Prefettura per la prevenzione dei tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata nel settore delle opere pubbliche, concessioni, servizi e forniture concernenti l’attuazione dei vari progetti, perché la legalità e la trasparenza siano sempre al primo posto, soprattutto quando si tratta di denaro pubblico.