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Migranti. Quelle 1.015 tombe senza nome sulla rotta dell'Europa

Daniela Fassini sabato 9 dicembre 2023

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Morti nel tentativo di entrare in Europa e rimasti “fantasmi”. Senza nome, sconosciuti. Il sogno che finisce a pochi metri (o a poche miglia) dalla meta: l’isola di Lampedusa, Malta, le Canarie, in Bosnia, dopo Grecia ed Albania. Succede lungo la rotta via mare (soprattutto quella del Mediterraneo centrale) ma anche via terra. Sarebbero almeno 1.015 negli ultimi dieci anni rivela in un’inchiesta il quotidiano britannico The Guardian i migranti sepolti in Europa senza un nome. In una tomba senza essere identificati. Mille e quindici donne, uomini e bambini di cui mai nessuno avrà notizia. «Giacciono in tombe spoglie, spesso vuote, lungo i confini: pietre bianche grezze ricoperte di erbacce nel cimitero di Sidiro in Grecia; croci di legno grezzo a Lampedusa in Italia; nel nord della Francia lastre senza volto contrassegnate semplicemente con “Monsieur X”; in Polonia e Croazia targhe con la scritta “NN” per nome sconosciuto». Si ricorda anche che sull’isola spagnola di Gran Canaria, altra meta ambita ma altrettanto pericolosa lungo la rotta che parte da Senegal e Marocco, si trova una lapide che riporta solo un numero e la data del naufragio. L’uomo è un numero e l’unica sua data è quello del naufragio avvenuto con l’imbarcazione che avrebbe dovuto traghettarlo in Europa. “numero 4. 25/09/2022.”

Nel 2021 il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che chiedeva di identificare le persone che muoiono sulle rotte migratorie e riconosceva la necessità di una banca dati coordinata per raccogliere i dettagli dei corpi. Da allora però ogni Paese fa per conto proprio. In Italia ad esempio c’è Cristina Cattaneo, medico legale forense, impegnata a riconoscere e a dare un’identità e una dignità, corpo dopo corpo, ai naufraghi recuperati a Lampedusa. In ogni Paese europeo, però, ricorda il Guardian, la questione rimane appesa a un “vuoto legislativo”. Manca la centralizzazione dei dati e anche un processo uniforme per trattare con i diversi organi impegnati sui flussi migratori.

Grazie alla collaborazione con scienziati forensi del Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) e altri ricercatori, Ong e patologi, il Guardian ha creato un consorzio di giornalisti che è riuscito a mettere insieme per la prima volta il numero di migranti e rifugiati morti negli ultimi dieci anni lungo i confini dell’Ue, i cui nomi rimangono sconosciuti. Si parla infatti di almeno 2.162 corpi che non sono ancora stati identificati. Alcuni cadaveri giacciono negli obitori, altri nelle pompe funebri e altri ancora addirittura in container in tutto il continente. Visitando in tutto 24 cimiteri e lavorando con i ricercatori, il gruppo di lavoro ha trovato più di 1.000 tombe ancora senza nome.

«Questi, però, sono solo la punta dell’iceberg. Più di 29.000 persone sono morte sulle rotte migratorie europee in questo periodo, la maggior parte delle quali risulta ancora dispersa». Fantasmi, di cui non si conosce il nome soprattutto con familiari dall’altra parte del Mediterraneo o all’inizio della rotta balcanica. Il problema è «assolutamente trascurato», spiega la commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Dunja Mijatovic, ammonendo che i Paesi Ue non stanno rispettando i loro obblighi ai sensi del diritto internazionale. «Gli strumenti ci sono. Abbiamo le agenzie e gli esperti forensi, ma devono essere coinvolti» dai governi, sottolinea Mijatovic, avvertendo che l’ascesa dell’estrema destra e la mancanza di volontà politica potrebbero ostacolare ulteriormente lo sviluppo di un sistema adeguato per affrontare “la tragedia dei migranti scomparsi”.

Intanto, dall’Europa arriva l’allarme di Ong e associazioni umanitarie: la riunione di Italia, Francia e Germania a Bruxelles lo scorso 7 dicembre rischia di «aprire la porta ad abusi in tutta Europa», tra cui la profilazione razziale e i respingimenti, in un «attacco potenzialmente irreversibile» al sistema internazionale di protezione dei rifugiati e allo Stato di diritto, denunciano 17 organizzazioni per i diritti umani di tutta Europa. Tra le ong che hanno lanciato l’allarme su diversi punti del Patto di Migrazione e asilo figurano Amnesty International, Border Violence Monitoring Network, EuroMed Rights, Jesuit Refugee Service Europe, Platform for International Cooperation on Undocumented Migrants e Save the Children. «Questo Patto riflette l’ossessione europea per le deportazioni, basata sul presupposto che se non si ha diritto alla protezione internazionale, non si ha diritto a rimanere nell’Ue» sottolinea Michele LeVoy, direttore di Picum, la piattaforma per la cooperazione internazionale sui migranti privi di documenti. Secondo Eve Geddie di Amnesty International, «l’accordo ora peggiorerebbe per molti versi la legislazione esistente e rischia di aumentare le sofferenze alle frontiere europee. Potrebbe aumentare la detenzione de facto in tutta l’Ue, ridurre le garanzie per i richiedenti asilo e normalizzare le eccezioni al diritto d’asilo alle frontiere europee».