Attualità

Migranti. Salvini: subito un nuovo decreto sicurezza. Meloni in pressing su Bruxelles

Arturo Celletti lunedì 28 agosto 2023

Giorgia Meloni guarda i numeri. I numeri degli sbarchi. I numeri dei migranti accolti nell'hotspot di Lampedusa. Sono ore complicate. Si aspetta il Consiglio dei ministri. Si lavora per mettere a punto un piano su partenze e redistribuzioni. E tutto fa pensare che la premier sarà costretta a concedere molto alla linea dura chiesta da Matteo Salvini. «Siamo già al lavoro per un nuovo decreto sicurezza. Il ministro dell'Interno Piantedosi ha parlato già qualche settimana fa con Meloni, Salvini e Tajani in merito a un nuovo strumento per rafforzare la sicurezza con ulteriori norme sull'immigrazione», avverte il sottosegretario leghista all'Interno Nicola Molteni. Il piano è già pronto. E si regge su tre perni. Uno: velocizzare le norme per il rimpatrio di soggetti pericolosi e violenti con un alto profilo criminale. Due: rafforzare e aumentare i Centri di permanenza per i rimpatri. Tre: rimettere mano alla legge Zampa sui minori. È proprio Piantedosi a confermare la stretta: «Abbiamo iniziato a realizzare le strutture per l'identificazione degli sbarcati, necessarie per attivare le nuove procedure accelerate previste dal decreto legge approvato a Cutro. La prima, a Pozzallo, sarà operativa dal 1 settembre».

È una partita complicata. Piantedosi insiste: «Un centro per i rimpatri in ogni regione per mandare via gli irregolari pericolosi». E aggiunge: «Anche l'Europa ci chiede di realizzarne». C'è una partita che si gioca nel governo (Meloni non pare troppo apprezzare la strategia di Salvini più utile al consenso della Lega che alla stabilità dell'esecutivo) e c'é un'altra partita che si gioca con l'Europa. Il pressing del governo italiano su Bruxelles sale di ora in ora. Il ministro Urso da Lampedusa batte un colpo: «La Ue intervenga». Il vicepremier Tajani: serve una iniziativa europea e serve subito. Meloni per ora si muove sotto traccia. Ma per ora non vuole cambiare linea. È convinta che il dialogo con i Paesi del Nord Africa a cominciare da Tunisia e Libia porterà risultati. E per dare forza alla sua offensiva non esclude nuovi viaggi a Tunisi e a Tripoli. Intanto giovedì sarà in missione ad Atene e con il premier greco ragionerà anche di migranti. Sullo sfondo prende forza l'idea di tornare a chiedere in maniera ancora più netta un intervento della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.

C'è il versante governo con la linea dura di Piantedosi e il consiglio dei ministri. C'è il versante Italia-Ue con la missione in Grecia di Meloni e con la voglia di chiedere parole nette alla von der Leyen. Salvini non mollla: «È necessario un nuovo decreto sicurezza già a settembre. L'Italia non può essere punto di arrivo dei migranti da mezzo mondo. L'Europa dopo tante chiacchiere deve muoversi, si deve svegliare e deve aiutarci», attacca il vicepremier. E ancora: «I confini italiani sono i confini d'Europa e siccome ogni anno mandiamo miliardi a Bruxelles, la difesa dei confini deve essere una priorità europea». Il vicepremier parla di emergenza, il presidente della Conferenza episcopale no. «Come si fa a definire emergenziale la questione migratoria? Fa parte della storia recente e dell'attualità d'Italia ormai da lungo tempo. E sarà così per anni. Bisogna predisporre prima possibile un sistema strutturato di assistenza e integrazione per affrontare finalmente le criticità con lucidità ed efficacia. Rendendole un'opportunità». per il cardinale Matteo Zuppi bisogna «cambiare l'approccio emergenziale in un intervento sistemico, organizzato e articolato», spiega. E chiosa: «Siamo sempre stati interlocutori attenti, mai strumentali, sempre leali, con tutti i governi. E anche con l'attuale esecutivo c'è stata un'interlocuzione e continuerà a esserci». Il governo prepara il suo piano, il presidente della Cei sottolinea i passi avanti fatti e quelli che si possono fare. «Il governo con saggezza ha aumentato il numero di ingressi di lavoratori consentiti. Bisogna garantire di più il passaggio ai permessi di lavoro per evitare che poi si cerchi la clandestinità», e inoltre «l'applicazione della legge sui minori richiede strumenti chiari perché i diritti vengano garantiti. Anche perché altrimenti li si lascia interamente all'amministrazione dei Comuni, già sofferenti». E a proposito di Comuni sofferenti il sindaco di Lampedusa Filippo Mannino (nell'hotspot dell'isola si contano oltre 3500 persone) "chiama" Palazzo Chigi: «Chiedo al presidente Meloni di venire a passare due giorni a Lampedusa con me. Ci sediamo nel mio ufficio, dopo aver visitato l'isola, e insieme troveremo una soluzione. Ne sono sicuro».