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Dopo il voto. Letta: «Conti e migranti, isolati nella Ue»

Arturo Celletti martedì 28 maggio 2019

In Italia governo finito, c’è solo il voto. Il Pd sia il perno di un’area che vale più del 30%

«Italexit? No, non vedo questo rischio. Gli italiani vogliono restare nell’Ue. Perché credono nell’euro. Perché, nonostante tutto, sanno che cosa vuol dire essere in Europa. Sanno che soltanto uniti i Paesi europei possono evitare di diventare delle colonie americane o cinesi». Enrico Letta ragiona sulla vittoria di Matteo Salvini. Su cosa vuole dire il 34,3 per cento alla Lega. Su cosa succederà. E lo fa con due parole. Anzi con due immagini: voto in Italia, isolamento in Europa. «Italexit? No, il rischio vero è restare nella Ue e autoescluderci. È non incidere. È non partecipare alle scelte che pesano. È l’isolamento. È la marginalità ». L’ex presidente del Consiglio si ferma sulle grandi partite che attendono l’Ue: la formazione di una maggioranza, il nuovo governo, il dopo Draghi e il dopo Junker. Poi, guarda ancora più avanti e posa la lente sulle conseguenze interne. Su come questo risultato peserà sulle dinamiche italiane. «L’Italia ha iniziato a correre verso un voto anticipato. Con il voto di domenica termina l’esperienza cominciata il 4 marzo, finisce la stagione del governo Lega- M5s. Perché un terremoto colpisce al cuore una zona già terremotata. Perché proprio non vedo come la maggioranza possa reggere l’urto. Salvini imporrà i suoi temi. Flat tax, Tav, Autonomia. Uno dopo l’altro. Con la determinazione di chi ha rovesciato i rapporti di forza: la Lega ha guadagnato tre milioni di voti, M5S ne ha persi 5. Salvini non si ferma. Rilancerà senza mediare. La politica è un po’ come la vita: ha regole naturali. È la logica che porterà Salvini a spingere: nel Paese la Lega è sopra il 34 per cento e Fi sotto il 9, ma in Parlamento pesa di più Fi».

Partiamo dal primo messaggio di Salvini: i vincoli di bilancio con la Ue vanno ridiscussi.
Parole. Solo parole. La linea di Salvini ha zero possibilità di passare. Non ci sarà un solo governo Ue disponibile a seguirlo. Ad appoggiarlo. A sostenere la sua posizione. Nessuno. L’Italia è sola. Drammaticamente sola nel momento in cui andranno prese decisioni vitali per l’Europa e per i singoli Stati.

Salvini vince in Italia, ma in Europa non conta?
È proprio così. In Europa non ha un alleato forte. C’è Marine Le Pen, ma gli altri sono cespugli. Salvini ha fatto male i conti: aveva scommesso che la sua 'Alleanza sovranista' sarebbe stato la seconda forza in Europa e invece è la sesta e pesa solo il 7 per cento. Il Paese dovrebbe riflettere sul serio sul tema isolamento. E anche Salvini dovrebbe farlo. Quando picchia sugli immigrati trova qualche applauso. Ma poi quegli stessi applausi si trasformano in fischi quando minaccia di sfasciare i conti facendo più debiti.

Il rigore divide Salvini dai populisti?
Salvini in Europa viene percepito come uno che vuole usare i soldi degli altri. Che vuole fare buchi di bilancio con politiche allegre. Polonia e Ungheria, gli unici due governi alleati, sono fuori dall’area euro e su questo tema sono fuori. E allora non c’è un solo sì; c’è un muro largo che peserà anche nelle prossime scelte.

Il dopo Draghi e il dopo Junker?
Esattamente. E la domanda è una sola: che ruolo avrà l’Italia in quelle due decisioni? Io dico nessuno. Oggi siamo marginali. Anzi ininfluenti. Abbiamo giocato un ruolo decisivo sia per la presidenza della Bce sia per la guida della Commissione Ue. L’Italia è stata dove si decideva. Ma domani non ci sarà. L’ho capito guardando la priorità della Lega. Discutere sul portafoglio del Commissario Ue che verrà indicato dall’Italia e non mettere la testa sulle partite vere è sconcertante.

Anche perché i Commissari sono 28...
Oggi sarebbe vitale capire quali segnali manderà il nuovo presidente della Commissione sul tema immigrazione. Sarà capace di far passare nell’Unione parole come 'solidarietà' verso l’Italia? E poi c’è la nuova guida e forse il nuovo corso alla Banca centrale europea. Con il debito che abbiamo servirebbe come l’aria una politica fiscale che vada avanti nel solco tracciato da Draghi. Perchè se la Bce dovesse decidere di interrompere l’immissione di denaro per comprare i titoli di Stato, l’Italia finirebbe in fretta sott’acqua.

Vede davvero questo rischio?
Non voglio essere ripetitivo: dovremmo batterci dove si decide e invece non esistiamo. I tedeschi e gli olandesi per anni hanno subito la linea-Draghi, non vedono l’ora di prendersi la rivincita.

Con l’Europa così ostile sarà più complicato fare la manovra che ha in testa la Lega?
Non vedo un governo Lega-M5s impegnato nella prossima manovra. La legge di stabilità sarà il terreno del redde rationem, il terreno su cui salterà il patto. C’è un avvitamento. La strada si è inclinata. E, nelle prossime settimane, le distanze si amplieranno. Andrà così a meno che M5s non si adatti a fare lo scendiletto di Salvini. Ma allora il disastro di oggi sarà solo l’anticamera della scomparsa. M5s arriverà a quota zero e pagherà la colpa di aver messo in vita il demone. Hanno fatto gli apprendisti stregoni e ora stanno pagando per le loro colpe.

C’è davvero solo il voto?
Deve esserci solo il voto. Non è l’ora dei pasticci, è l’ora della linearità. I pasticci sarebbero un errore colossale e imperdonabile. Il Pd ha messo una prima pietra. È il secondo partito e oggi ha il dovere di pesare e costruire in Europa e in Italia. A Bruxelles c’è un governo da formare e il Ppe cerca un’intesa con Pse e Alde, mentre i Verdi sono al momento una grande incognita.

E il Pd che cosa c’entra?
Può giocare un ruolo in quella che si annuncia come una trattativa delicata e decisiva per le sorti dell’Unione. Zingaretti e Gentiloni conoscono bene la Ue e i giocatori in campo: mettano sul tavolo la loro autorevolezza per pretendere che le porte di una larga coalizione si aprano anche ai Verdi.

E in Italia?
Ha ragione Zingaretti: il risultato del Pd non è un arrivo, è una ripartenza. Io direi: una buona ripartenza. Al risultato di oggi c’è il potenziale di +Europa e proprio dei Verdi da aggiungere. Siamo vicini al 30 per cento e c’è un ulteriore margine di crescita. Ma serve un lavoro convincente. Fatto con ago e filo. Serve mettere tra parentesi le piccole gelosie interne. I litigi. Le rivalità. La strada è costruire un fronte largo per fare un’opposizione al governo e a Salvini senza nessuno sconto.

Lei torna in campo?
Ho messo il cuore in questa campagna elettorale. Da cittadino ho girato, incontrato, parlato. Ho visto la forza dei temi ambientali e la capacità di risvegliare la voglia di partecipazione dei giovani. Ho visto il coraggio delle parrocchie e delle Caritas. Ho visto la forza contagiosa della solidarietà. Ho anche provato ad aiutare e lo farò ancora. Ho creato una scuola di formazione politica perché in Italia c’è un disperato bisogno di una grande battaglia culturale per far tornare vincenti i valori della Costituzione.