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Manovra. «Cambiato il testo del condono», Di Maio furibondo: «Denuncio in Procura»

Eugenio Fatigante mercoledì 17 ottobre 2018

Il vicepremier Di Maio in tv a "Porta a Porta" (Ansa)

Il condono esplode come una "bomba" dentro la maggioranza. Sul testo fiscale si consuma il bis del decreto dignità, in versione aggravata. «Il testo arrivato al Quirinale non è quello uscito dal Consiglio dei ministri. Noi non scudiamo capitali di corrotti e di mafiosi. Così non lo votiamo. E depositerò in Procura una denuncia» (contro chi l’ha cambiato), scandisce Luigi Di Maio. Due giorni dopo il Cdm che formalmente dovrebbe aver già approvato il testo, il vicepremier pentastellato si presenta a "Porta a porta" dopo che per lunghe ore, nel pomeriggio, si sono accumulate nuove indiscrezioni, trapelate dall’ultima bozza circolata, su questa sanatoria che già tanti malumori ha destato all’interno del Movimento che predica «onestà».

Si parla di un condono diventato a maglie larghe, col tetto dei 100mila euro (di maggior reddito imponibile che si potrà dichiarare rispetto all’anno prima) che cresce a dismisura, dato che dovrebbe valere per ogni singola imposta e per ogni annualità; e, soprattutto, si profila un colpo di spugna penale su una serie di reati tributari e anche sulla disciplina del riciclaggio e dell’autoriciclaggio.

È troppo, sono tutte novità che favoriscono gli evasori. La misura è colma per il leader dei 5 stelle. È imbufalito: «Questo è un condono-scudo come quello che faceva Renzi. C’è lo scudo fiscale per i capitali all’estero. E c’è la non punibilità per chi evade. Non è possibile che vada al Quirinale un testo manipolato». Concetti prontamente ribaditi anche su Facebook: «È accaduto un fatto gravissimo!», scrive ai sostenitori.

Già durante la registrazione del programma arriva la precisazione, da parte della presidenza della Repubblica, che lì il testo non è ancora approdato. E il vicepremier in carica, come nulla fosse, cambia scenario: «Ai miei uffici risultava così. Se non è arrivato allora basterà lo stralcio» e «non sarà nemmeno necessario riunire di nuovo il Cdm». Poi da Palazzo Chigi trapela la notizia che il premier Conte ha bloccato l'invio al presidente Mattarella del decreto fiscale, dopo essere stato informato della criticità, e che intende rivedere personalmente il testo, articolo per articolo.

Ma la gaffe sull’"arrivo-non arrivo" non cambia di molto la sostanza politica dell’accusa lanciata dal vicepremier: «Non so se è stata una manina politica o tecnica». È un’accusa pesante, gravissima. Si pensa alla Lega, notoriamente favorevole allo strumento condonistico, al sottosegretario Giancarlo Giorgetti. «Io non ho ragione di dubitare della Lega perché ci siamo stretti la mano», precisa. Il pensiero corre di nuovo al ministro dell’Economia, Giovanni Tria, già messo all’angolo sulla Nota al Def, ma anche qui ribadisce la «fiducia» in tutto il governo. E dalla Lega arriva puntuale la puntualizzazione. «Noi siamo gente seria e non sappiamo niente di decreti truccati, stiamo lavorando giorno e notte sulla riduzione delle tasse, sulla legge Fornero e sulla chiusura delle liti tra cittadini ed Equitalia».

Sul tavolo restano, intanto, i particolari delle misure all’origine del caso. Il testo dell’ultima bozza prevede 26 articoli (che includono anche la lotteria degli scontrini, con partenza rimandata però al 2020) e precisa che la dichiarazione integrativa "speciale", che consentirà di "correggere errori e omissioni" pagando solo il 20%, andrà presentata entro il 31 maggio 2019: si dovrà versare, poi, in unica soluzione entro luglio o a rate per 5 anni da settembre 2019. Mentre le cartelle fino a mille euro, affidate alla riscossione fino al 2010 e mai saldate, saranno annullate in automatico il 31 dicembre 2018. Fra le imposte "perdonabili" entra anche l’Iva.

Ma nel mirino finisce soprattutto l’art. 9: esclude la punibilità per dichiarazione infedele o omesso versamento "anche nel caso di riciclaggio o impiego di proventi illeciti". Per favorire il condono, poi, arrivano anche penalizzazioni per chi non aderisce (il periodo in cui sono possibili accertamenti si allunga di 3 anni). Di compenso, si punta a punire i "furbetti", che con l’integrativa punteranno a sanare proventi di "reati diversi" (carcere fino a 6 anni). Ma non basta a placare il forte imbarazzo per tutte le altre novità venute a galla. Si vedrà se la denuncia avrà un seguito. Ma il fatto rischia di avere conseguenze pesanti sul governo.

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