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Musica. Tony Hadley: «Vi canto il mio animo swing. Grazie ai miei genitori»

Angela Calvini lunedì 6 maggio 2024

Tony Hadley

Quando era piccolo, sua madre preparava il roastbeef per il pranzo della domenica ascoltando Ella Fitzgerald e Frank Sinatra e la casa si riempiva di note. Poi sono arrivati il punk, il rock, il new romantic e il successo planetario con gli Spandau Ballet, ma «lo swing è rimasto il mio primo amore, quello che non si scorda mai» confessa Tony Hadley, l’ex voce della band che ha appena pubblicato il nuovo disco The Mood I'm In, dedicato proprio ad alcuni classici del genere, come Just A Gigolo ma dove spicca anche una versione unica di Touch Me dei Doors. Ora il cantante inglese torna in Italia dopo aver rimandato i concerti previsti a febbraio a causa dell’infortunio avuto lo scorso agosto a Palmi (Reggio Calabria), scivolando in camerino mentre attendeva di salire sul palco, con conseguente frattura della rotula e rottura di un legamento. Incontriamo a Milano Hadley in forma e più ottimista che mai, dotato di quell’innata simpatia che lo rende ancora popolarissimo nel Belpaese dove porterà sia il tour pop estivo “Mad about you” con la Fabulous TH Band al via il 9 luglio da Genova, sia lo show legato al disco, “The big swing tour”, accompagnato da musicisti italiani della Jazz Company, che partirà il 18 maggio da Padova, al Gran Teatro Geox, e proseguirà verso Milano, al TAM Teatro Arcimboldi il 19 maggio, per finire con la data di Ancona al teatro Le Muse il 21 maggio.

Mr Hadley, per lei che è un’icona pop degli anni 80, da dove arriva l’amore per la musica swing?

«È iniziato quando ero molto giovane. La preparazione del pranzo domenicale era sempre accompagnata dai classici di Sinatra, Bennett e molti altri che amavano mio padre e mia madre. Anni dopo, quando formammo la nostra prima band a scuola, che alla fine sarebbe diventata gli Spandau Ballet, i miei genitori mi esortarono a non dimenticare mai i classici cantanti jazz, anche se amavo il punk rock e mi stavo impegnando seriamente a inseguire una carriera come cantante professionista. Così eccomi lì ad ascoltare i Sex Pistols e The Clash insieme a Tony Bennett e Jack Jones».

Lei anche in questo disco dimostra di conservare una voce potente e calda adatta al genere.

«Ricordiamoci che tutti questi grandi cantanti hanno una impostazione quasi operistica. Per qualche anno sono andato a scuola da una insegnante di belcanto, che fortunatamente non voleva cambiare il mio stile. Ma mi ha detto: «Voglio che tu sia in grado di cantare così anche fra 40 anni». Il più grande insegnamento sono stati quegli esercizi per scaldare la voce che faccio ancora oggi. E’ assurdo come tanti cantanti, specie i giovani, non riscaldino la voce perché è una cosa fondamentale. Se tu corri i 100 metri fai stretching…»

Cosa ci aspetta nei suoi concerti swing?

«Ho sempre amato esibirmi dal vivo, ma questo tour swing è totalmente diverso dai nostri normali concerti rock. Vorrei che il pubblico godesse di una notte di canzoni incredibili di un’era incredibile della musica, insieme ad alcune grandi canzoni del mio repertorio. Quando vengo in Italia non posso non fare I’ll fly for you, il brano che ha aperto le porte del vostro Paese agli Spandau Ballet».

Spandau Ballet, che si sono definitivamente sciolti nel 2017 dopo la reunion nel 2009 fra riavvicinamenti e battaglie legali.

«Non ho nessun problema a interpretare quei brani, le vedo come canzoni, senza barriere non penso al periodo o alle storie che ci sono dietro, sono le mie canzoni, che le abbia scritte io o meno. E’ stato molto triste ciò che è successo alla band, ma appunto è la vita, ci sono alti e bassi e non ho rimpianti, vado avanti per la mia strada, conscio di aver vissuto una bellissima storia. Non sarei qui ora se non avessi fatto parte della band, ma preferisco non guardare al passato, sono proiettato nel futuro».

Come ha scelto i brani nel nuovo lavoro swing?

«Ho scelto i brani più vicini alla mia vita. Soprattutto That's Life di Sinatra. Nella mia vita ci sono stati momenti up e altri down, per questo è una canzone che sento molto mia. Per prima cosa volevamo una canzone nuova, quindi abbiamo scritto Walk on Shame che ha questo suono alla Santana, una specie di grande band cubana. E poi One For My Baby e le canzoni sentimentali di Sinatra. C’è anche The mood I’m In di Jack Jones che è anche il titolo dell’album e I wanna be Around di Tony Bennett».

E ora in che fase della vita è Tony Hadley?

«Sta andando tutto bene, avrò 64 anni a giugno ma non li sento, penso a tutto quello che ho raggiunto, ai miei 5 figli, alla mia bellissima moglie, agli amici, alla carriera che funziona e alla voce che è ancora come prima. Devo ammetterlo per quanto mi riguarda la vita mi ha trattato bene. Poi, se avessi la bacchetta magica per fermare la guerra in Ucraina e in Palestina lo farei».

A tale proposito uno dei brani piu belli degli Spandau Ballet è Trough the barricades del 1986 che parlava del conflitto in Irlanda del Nord.

«Parlava di una storia d’amore durante il conflitto fra cattolici e protestanti, una sorte di Romeo e Gulietta. Le barricate fra le religioni, cristiani, musulmani, ebrei, sono folli. Ma oggi si vede soprattutto nelle diseguaglianze sociali. Una persona povera non può sposare una persona ricca. Non dovrebbe importante da dove arrivi, chi sei, se ami, ami e basta».

C’era più ottimismo anche musicale negli anni 80…

«Non sono una persona nostalgica, ma a quei tempi c’era ottimismo. C’era una sorta di paura a fine anni 70 per colpa della Guerra Fredda, ma negli anni 80 le cose sono cambiate, c’era un senso di ottimismo musicalmente, economicamente, politicamente e militarmente parlando. Mtv e Videomusic stavano cambiando la musica, in Gran Bretagna Margareth Tatcher stava cambiando l’economia, Gorbaciov stava cambiando il rapporto tra Usa e Urss, il Muro di Berlino veniva abbattuto e nel 1990 Nelson Mandela veniva liberato. E’ stata una decade eccezionale, c’era unione. Noi oggi abbiamo perso molto di questo».

Gli Spandau Ballet si esibirono nel 1985 anche al Live Aid a Wembley. Che esperienza fu?

«Incredibile e non solo per la portata musicale dell’evento con tutte quelle star mitiche, ma anche perché cambiò la percezione della beneficenza presso il pubblico inaugurando un nuovo modo di raccogliere i fondi. La musica poteva fare la differenza. E dimostra come ci fosse unione anche fra gli artisti di diverse generazioni. Anche se all’epoca i giornali avevano montano una presunta rivalità fra noi e i Duran Duran, coi quali invece eravamo amici. Il momento più pazzo fu quando ci ritrovammo sia noi che loro a Sanremo contemporaneamente a Sanremo, la gente sembrava impazzita».

Che rapporto ha con l’Italia? Tra l’altro lei ha collaborato con artisti come Caparezza ed Elio e le storie tese…

Siete una splendida nazione, tutti sono appassionati, amano la musica, il cibo, il vino e il sole brilla per la maggior parte del tempo. C’è un bel feeling e io vengo spesso a fare le vacanze in Italia. Lavorare con Elio e con Faso è stato scioccante ma divertentissimo, mi sembravano i Monthy Pyton. Caparezza fa un rap melodico e di qualità, e a Sanremo ho duettato con Arisa. Una artista italiana con cui non ho mai cantato è Laura Pausini, ha una bellissima voce: sarebbe delizioso lavorare con lei.

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