Agorà

INTERVISTA. Una vacanza in autogrill

Fulvio Fulvi mercoledì 10 agosto 2011
Adesso i viaggi non si fanno più solo per divertimento o per conoscere luoghi e persone ma anche per essere raccontati, esibiti. Ad amici, parenti, colleghi. Appena tornati a casa. Ammesso che si parta. Perché anche il turismo è cambiato. Come? «Una volta esisteva la differenza tra turista e viaggiatore, adesso non più» sostiene Mario Gerosa, giornalista, esperto in multimedialità, che ha scritto, con la collega Sara Magro, il libro Nuovi turismi (Morellini Editore, 208 pagine, 14,90 euro). «Il turista ammira tutti i luoghi segnalati dalle guide – spiega – e corre da un posto all’altro per non perdersi nulla della vacanza, mentre il viaggiatore è visto come un personaggio colto, introverso, che sa cogliere le sfumature di un tramonto nei luoghi più romantici ed esclusivi. Questa dicotomia non riflette più il nostro tempo. Quando abbiamo iniziato a scrivere il libro, io e Sara siamo partiti da lì, da una nuova tipologia di “homo turisticus”, che è un po’ turista e un po’ viaggiatore. Un curioso, che vive al tempo di internet, della notizia comunicata in tempo reale, dei canali televisivi tematici, degli occhi dei media sempre puntati su ogni angolo del mondo. Un nuovo viaggiatore che vuol essere nei luoghi che fanno notizia, quelli raccontati dai tg, dai reality o dai film. Ieri si stava sotto i raggi del sole, oggi sotto le luci dei riflettori. E allora, ecco i viaggi nei luoghi di guerra e delle disgrazie, le vacanze nelle ex prigioni e i tour tra uragani e disastri nucleari. Viaggi che possono far storcere il naso, ma che potrebbero anche portare a una rinnovata sensibilità verso il dolore degli altri: dipende da come si vivono». Il web serve solo per ottenere consigli e informazioni su dove andare, per comprare il biglietto, prenotare l’albergo, o è qualcosa di più?«Il web per il turismo ha una doppia funzione. Aiuta ad evitare le code, prenotando da casa, fa risparmiare e riduce il rischio di prendere una fregatura. Tra forum, siti con i pareri degli utenti, classifiche, foto e filmati, si abbassa la probabilità di rimanere delusi una volta arrivati sul posto. E poi il web significa anche condivisione. Durante il viaggio possiamo condividere in diretta le nostre esperienze, scrivendo un diario su un blog o raccontando i luoghi che vediamo con Twitter o con Facebook. Ora tutto avviene in diretta. E pensare che una volta ci volevano giorni prima che arrivassero le cartoline…».È possibile, oggi, viaggiare bene senza l’ausilio della “rete”?«Sì, ma è più complicato. La rete ci offre una serie di strumenti che semplificano la preparazione del viaggio e che ci tornano utili anche quando siamo in movimento. Perché farne a meno? Con internet possiamo scegliere i luoghi confrontando decine di pareri, visitare virtualmente i posti che vedremo dal vero, essere sempre in contatto con il resto del mondo. Bisogna adeguarsi». Cosa fare per non essere turlupinati quando organizziamo i nostri viaggi su Internet?«Non c’è una ricetta infallibile. Aiuta fare controlli incrociati, confrontare le descrizioni, capire quanto siano attendibili le cose che si leggono. Se cercate un buon ristorante, non fermatevi ai primi due commenti, e leggete bene anche quelli negativi: a volte una critica racconta più di un elogio».Quali tendenze potremmo aspettarci dalla stagione turistica in corso?«Non ci saranno grossi cambiamenti. La gente continua ad andare al mare, al lago o in montagna. Il turismo di massa è quello che si lascia guidare dalle mete dei cinepanettoni... Ma una piccola nicchia comincia a cercare altre strade, a tracciare nuove tendenze. Teleturismo e cineturismo sono all’ordine del giorno, qualcuno punta sul Rock tourism, seguendo in tutte le tappe il proprio idolo canoro o volando a Memphis, per vedere Graceland, la dimora di Elvis, i più snob hanno riscoperto il “turismo da autogrill”, e stilano classifiche di rustichelle e architetture autostradali, mentre altri si dedicano alla Staycation e fanno finta di essere stranieri a casa propria, per fare i turisti low cost a chilometro zero». Luoghi letterari, location di film o posti del cuore legati alla musica, all’arte, a personaggi famosi. C’è ancora chi li cerca per andarci in vacanza?«È la grande trovata del turismo di oggi. I viaggi sono diventati trasversali e non puntano più sulla guida. Ogni pretesto è buono per far diventare un qualsiasi luogo o non-luogo una meta turistica. E non parlo della via Gluck di Celentano o del Modena Park (che a Modena pare non esista) della canzone di Vasco Rossi. Penso piuttosto agli outlet, spesso in posti senza storia, che però vengono raggiunti ogni giorno da torpedoni gremiti di gente».Come sarà il turismo del futuro, con la crisi in atto?«Sarà più consapevole e sostenibile. Il cicloturismo è in grande ripresa. I nuovi turismi nascono proprio guardando i luoghi con altri occhi inventandosi nuovi modi di viverli. Una volta c’erano terre da esplorare, il viaggio era mistero, un appropriarsi con gli occhi di nuovi orizzonti. Adesso i luoghi da esplorare scarseggiano e bisogna guardare in un altro modo quello che abbiamo a disposizione. Cercando di non distruggerlo. Se no, ci resta solo il turismo spaziale.Web a parte, si può viaggiare anche stando fermi?«Certo. Proust immaginava lunghi viaggi consultando in camera sua gli orari ferroviari, altri sognano studiando gli atlanti. C’è chi fa indigestione di viaggi che non farà mai...».