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Musica. Giovanni Caccamo a Sanremo: "Il mio album ispirato alla Terra Santa"

Angela Calvini sabato 30 gennaio 2016
"La più grande soddisfazione è vedere l’orchestra del Festival che si alza in piedi per applaudirci». È appena uscito entusiasta dalle prove all’Ariston di Sanremo Giovanni Caccamo, il giovane cantautore che vinse l’anno scorso la sezione Nuove Proposte e che quest’anno gareggia fra i Campioni in coppia con la conterranea Deborah Iurato (vincitrice di Amici 2013) con Via da qui, duetto firmato da Giuliano Sangiorgi dei Negramaro. Caterina Caselli con la sua Sugar punta molto su questo elegante 25enne di Modica (Ragusa) che l’anno scorso ha vinto anche il Premio della critica “Mia Martini” con la sua  Ritornerò da te e con la musica di Adesso qui (nostalgico presente) scritta per Malika. Di strada ne ha fatta, questo ragazzo dalla faccia perbene, lanciato da Franco Battiato e cresciuto girando con i suoi concerti a domicilio nelle case di tutta Europa col progetto Live at home. L’anno scorso è stato pure invitato dalla Custodia di Terra Santa a suonare il suo pianoforte a Gerusalemme, presso il convento di San Salvatore. «Ed è lì che ho trovato l’ispirazione per Non siamo soli, il brano che dà il titolo all’album che uscirà il 12 febbraio», racconta Caccamo in anteprima ad Avvenire.
Come è nato il viaggio in Terra Santa?
«L’anno scorso mi era arrivata la richiesta da fra Matteo Brena, commissario di Terra Santa della Toscana, per un concerto in Italia a sostegno dei progetti della Custodia. Io chiesi di poterli vedere, e lui mi accompagnò in Israele e Palestina. La cosa che mi ha colpito è la coesistenza di realtà, religioni e culture molto diverse tra loro, in un equilibrio precario. Il fatto che ci siano i luoghi sacri in comune è il filo sottile che mantiene tale equilibrio. La visita alla casa di riposo della Società Antoniana a Betlemme, sostenuta dalla Custodia, è stata per me il momento più toccante. Vedere come gli anziani vengono accuditi dalle suore, sapere che se non avessero queste amorevoli infermiere, sarebbero per strada, mi ha fatto riflettere». 
Ed è lì che è nato il brano Non siamo soli, che ha un ritmo molto sostenuto?
«Sì, lo spunto è nato vedendo l’estrema solitudine di chi soffre. Ma nel brano c’è la consapevolezza che alzando gli occhi al cielo non si è più soli. Oggi siamo spesso soli fisicamente, anche se immersi in una realtà tecnologica di relazioni virtuali. Ma basta alzare lo sguardo, ci sono “mani tese nel buio” verso di noi e “voleranno sguardi al cielo senza lacrime”. Beh, l’ho fatto ascoltare agli amici frati e a loro è piaciuto. Lo canterò anche quando ritornerò in Terra Santa. Vengo da una famiglia cattolica, mio padre era un devoto della Madonna di Fatima, ed è morto proprio il 13 maggio. Mia madre insegna religione al liceo artistico di Ragusa e ho anche una zia suora. Il mio percorso di spiritualità è più complesso, sono ancora alla ricerca, lo definirei un bisogno di verticalità e non solo di orizzontalità. Un desiderio di mostrare gratitudine nei confronti della vita». 
Una vita, la sua, che non è stata semplice. L’anno scorso lei ha dedicato la vittoria a Sanremo a suo padre, che ha perso da ragazzino.
«È morto quando avevo undici anni dopo una lunga malattia, il mio primo pensiero è andato a lui. Quando mancò, le suore che lo assistevano disse a mia madre che il dolore di suo marito era un dono per la nostra famiglia. Sembrava assurdo. Ma crescendo ho realizzato che è vero, mio padre mi ha aiutato a capire che la vita è meravigliosa».
Nel nuovo album si sente una grande energia positiva, anche dal punto di vista musicale. 
«Il primo brano Silenzio fa da collante tra il mio primo album Qui per te, dove i brani erano stati tutti scritti in un’atmosfera malinconica che risentiva della vicenda di mio padre, e questo secondo album che si apre alla positività. Questo disco è più diretto, parla di più al cuore, e contiene anche alcuni brani di taglio radiofonico». 
Eppure si sentono le cicatrici, in questi nuovi brani parla di sbagli, dolore, addii ma anche di amore e voglia di ricominciare.
«Anche nei momenti di dolore, niente è più prezioso della vita. Il silenzio, ad esempio, è la condicio sine qua non non esiste il dialogo. Oppure nella movimentata Più tempo c’è l’antitesi, la frenesia da cui siamo circondati ogni giorno, quando pensiamo di non avere tempo di fare tutte le stupidaggini che crediamo importanti. Un brano profondamente romantico invece è Resta con me, la mia prima canzone d’amore. Volevo portarla a Sanremo, poi se ne è innamorata Carmen Consoli, ne abbiamo fatto un duetto con lei. Un brano che fa il paio con Via da qui che porto con la mia amica Deborah Iurato al Festival. Canta una coppia che sta per lasciarsi, eppure basterebbe mettere da parte l’orgoglio e chiedere scusa per capirsi. Questo riguarda tutte le relazioni sia d’amore e sia tra i popoli. E poi c’è un brano divertente. Con Malika abbiamo doppiato due vulcani innamorati nel cortometraggio Lava e nel disco pubblico la versione italiana di Insieme per l’eternità».
Continuerà a cantare nelle case?
«Certamente, voglio mantenere il contatto con la gente. Il 16 febbraio partirà da Roma il mio tour teatrale che toccherà anche Milano e Napoli, assaggio del tour primaverile e estivo. L’entrata è gratuita per chiunque abbia comprato il cd. Tornerà anche Live at home: selezionerò dieci case in tutto il mondo in cui andrò a suonare, dal 9 febbraio sono aperte le candidature sul mio sito www.giovannicaccamo.it».