Agorà

Fiction. Immigrazione: Beppe Fiorello rievoca “I fantasmi di Portopalo"

Tiziana Lupi sabato 18 febbraio 2017

Beppe Fiorello nella fiction "I fantasmi di Portopalo" (Ansa)

Dal 2010 ad oggi, riferisce la portavoce dell’Acnur Carlotta Sami, sono più di 15mila i migranti morti in mare durante le terribili traversate che avrebbero dovuto portarli verso una vita migliore, senza guerra e senza fame. Una tragica sequenza di naufragi iniziata, però, molto prima di quanto si pensi: nel Natale 1996 quando una carretta del mare colò a picco al largo delle coste di Portopalo, sulla punta meridionale della Sicilia, con il suo carico umano di 283 migranti. Tutti morti. Di più: fantasmi, che nessuno per tanti anni ha voluto vedere: non i pescatori del paese, nel timore che la notizia causasse lo stop della pesca in quella zona, e non la politica alle prese con una Unione Europea che già guardava con sospetto l’Italia e i suoi confini "colabrodo". Ed è proprio così, I fantasmi di Portopalo, che si chiama la fiction che Raiuno propone lunedì 20 e martedì 21 febbraio in prima serata.
Anima del progetto è Giuseppe Fiorello che quella storia l’ha letta sull’omonimo libro di Giovanni Maria Bellu e ha deciso di portarla sullo schermo, interpretando il ruolo del pescatore Saro Ferro. L’uomo (il cui vero nome è Salvo Lupo), dopo avere scoperto il naufragio, ha deciso di raccontarlo per rendere giustizia ai 283 morti, mettendosi contro i compagni di pesca e tutti gli abitanti del paese. "Quello che mi ha affascinato di questa storia è il naufragio. Non solo quello fisico dei migranti ma anche quello dell’anima dei portopalesi che portano sulle spalle il fardello di essere accusati di omertà. I fantasmi di Portopalo è un film sull’importanza di dire sempre la verità: se quel naufragio fosse stato gestito meglio, forse non avremmo avuto tutti quelli successivi". Il tema dell’immigrazione sta molto a cuore all’attore siciliano: "Gli uomini devono essere liberi di girare il mondo e seguire i loro sogni. Sono contrario ad una gestione dell’immigrazione fatta di muri e di blocchi, anche se poi c’è sempre qualcuno che dice: e allora portateli a casa tu che sei ricco e famoso".

Fiorello cita il caso di Riace, il comune calabrese con meno di duemila abitanti nel quale i migranti hanno risollevato l’economia: "Il sindaco sta dimostrando che l’immigrato non è un problema se è gestito bene. Certo, se invece li lasci chiusi dentro a una palestra o in giro tutto il giorno senza fare niente, diventano facile preda delle mafie che di loro si nutrono. Non dobbiamo avere paura dei migranti ma della politica che non sa gestirli". Il problema, come osserva Carlotta Sami, è purtroppo proprio la politica: "Film come I fantasmi di Portopalo svelano l’ipocrisia che c’è su questo problema. I mezzi per risolverlo ci sono e sono sotto li occhi di tutti. Quello che manca è la volontà politica".
Comprensibilmente non è stato facile girare questo film lì a Portopalo dove tutto è successo e dove persino il parroco si schierò a favore del silenzio per non turbare la tranquillità del paese: "Fu una reazione di paura per dover gestire una cosa troppo grande che non trovò l’appoggio delle istituzioni" spiega Fiorello. E racconta: "Quando abbiamo girato la scena del corpo che cade sulla mia barca dopo essere rimasto incagliato nella rete, un pescatore mi ha detto: quello che voi state girando per fiction, noi lo abbiamo vissuto davvero per anni".
Con I fantasmi di Portopalo Rai Fiction e Raiuno aggiungono un tassello all’elenco di storie civili che hanno deciso di raccontare come quelle di Boris Giuliano, Roberto Mancini e Angelo Vassallo. La miniserie è diretta da Alessandro Angelini; nel cast ci sono Giuseppe Battiston, Roberta Caronia e Adriano Chiaramida.