Agorà

La violinista. Francesca Dego: «Sfido i cliché da solista e mamma»

Angela Calvini mercoledì 21 febbraio 2024

La violinista Francesca Dego, 34 anni, acclamata star internazionale

Un altro steccato è caduto, anche nella musica classica. I maestri dicevano che il Concerto per violino di Brahms si poteva eseguire solo dopo i 40 anni e con la barba. Ora invece per la prima volta ci sarà una versione tutta al femminile. È dedicato a Johannes Brahms e a Ferruccio Busoni, scomparso cent’anni fa, il nuovo disco Chandos di Francesca Dego, in uscita venerdì 1° marzo 2024, Brahms&Busoni. Accanto alla violinista è protagonista la bacchetta finlandese di origini ucraine Dalia Stasevska, sul podio della BBC Symphony Orchestra di cui è la direttrice ospite principale. Per la prima volta i due concerti per violino dei due grandi compositori vengono incisi da due donne, giovani e ambedue neomamme.

Infatti la Stasevska aspettava un bambino durante la registrazione, e Francesca Dego, 34 anni, moglie del direttore Daniele Rustioni, aspetta una bimba che nascerà a fine aprile. Ma mamma Francesca non si ferma e calca orgogliosa i palcoscenici di tutto il mondo col pancione almeno fino a fine marzo. Ieri si è esibita alla Fenice di Venezia, mentre il 5 e 6 marzo all’Auditorium di Bolzano e di Trento, Francesca Dego suonerà il Concerto di Busoni con l’Orchestra Haydn diretta da Markus Stenz. 

Francesca Dego è una star internazionale ed ora anche mamma: che momento è per lei?

Avevo sempre rimandato la maternità perché non era mai il momento giusto. Ma in realtà non lo è mai. A ispirarmi è stata proprio la determinazione della direttrice Stasevska. Subito dopo la registrazione del nostro disco, l’ho vista a Londra dirigere l’apertura dei Bbc Proms incinta, una vera forza della natura. Allora ok, posso farcela anche io, ho pensato. Mio marito era pronto già da un po’ di tempo. Ora siamo felicissimi, dopo quasi vent’anni siamo ancora affiatatissimi e innamoratissimi. Questa bambina chiude il cerchio e rafforza la nostra famiglia.

Lei diventa così anche un simbolo di forza e indipendenza per tante donne.

Io sono fortunata perché faccio un lavoro particolare ed ho la possibilità di organizzarmi. I primi mesi sono stati difficili, ma la maternità mi ha dato determinazione e forza. Sul palco sento me stessa cambiata con una calma interiore particolare. Io un simbolo? Lo sarò se resterò quella che sono anche dopo la sua nascita: tornerò in fretta a suonare.

Ha subito dei pregiudizi nell’ambiente musicale per la sua maternità?

La mentalità è ancora indietro, soprattutto in Italia dove i direttori artistici sono quasi tutti uomini. Quando ho dato la notizia che ero incinta, in diversi hanno pensato che mi sarei presa un periodo di pausa lungo, sorprendendosi del fatto che tornerò a suonare già a giugno. E’ stato piuttosto fastidioso ed è stata anche questa una delle motivazioni che mi ha sempre fatto rimandare di fare un bimbo. Spero essere di aiuto ad altre artiste come lo sono state per me alcune meravigliose colleghe.

Lei stessa è una apripista: è stata la prima donna italiana ad incidere i 24 Capricci di Paganini. Cosa mi dice di questo Brahms per soli “barbuti”?

Questi due concerti per violino di Busoni e Brahms sono considerati due monoliti, la summa di maturità per un artista, anche per la complessità dell’esecuzione. Poter registrare il Concerto per violino di Brahms è un sogno e una pietra miliare per ogni violinista, e in particolare per me. Questo brano è stato fonte di ispirazione sul palco e fuori dal palco da quando l’ho suonato per la prima volta all’età di 15 anni. Grandi pedagoghi e musicisti del passato, ma anche alcuni miei maestri, dicevano che non bisognerebbe toccare questo concerto prima di avere quarant’anni e la barba. Non avevano nulla contro le donne, ma davano per scontato che i solisti sarebbero stati maschi. In questi 20 anni sul palco accanto a Brahms ho avuto modo di studiarlo e di maturarlo: oggi questo concerto è un mio punto di arrivo. Interpretato per di più per la prima volta da due donne insieme, una di 34 e una di 39 anni: un traguardo importante.

Le cose stanno cambiando?

Oggi sono molto cambiate per i direttori e le direttrici di orchestra e sono stati fatti passi in avanti per i solisti. Io non ho mai dovuto lottare. Merito delle nostre nonne e delle nostre madri, penso alla pianista Marta Argerich e alle violiniste Anne-Sophie Mutter e Viktorija Mullova. Una solista non deve essere giudicata in quanto donna, ma solo in quanto artista.

Veniamo al centenario di Busoni che rischia di passare un po’ in sordina.

Uno dei motivi per cui mi sono innamorata del Concerto per violino di Busoni è il fatto che sia permeato dello spirito del capolavoro di Brahms, le cui allusioni emergono a volte come omaggio diretto e a volte come spettro inevitabile. Busoni è molto conosciuto, ma è stato inciso poco. Spero che la nostra incisione sia un punto di riferimento.

Cosa ama in questo compositore?

Busoni è noto come il più grande compositore romantico dopo Liszt e Chopin e come miglior virtuoso dopo Paganini. Si è sempre considerato un compositore di area tedesca, ma il bello è che la sua anima italiana fa capolino di continuo. E’ molto conosciuto soprattutto per le composizioni per pianoforte. Il suo concerto per violino è quasi inaspettato. E’ un concerto difficilissimo da eseguire, ma è breve e leggero, non retorico che può essere amato dal grande pubblico.

Lei oltreché per lo straordinario talento, è amata anche per la sua capacità divulgativa.

Diffondere la musica a più persone possibili per me è una cosa importante. Quando tu ti fidi di un interprete segui anche il suo percorso di ascolto. La responsabilità verso il pubblico è nostra. Io ho grande rispetto e metto tutta l’anima nelle mie incisioni. Mi infastidiscono quelle che sono fatte solo per l’archivio. Io prima di incidere studio un repertorio anche per due anni. A fine anno uscirà un altro disco con le Sonate per violino con la pianista Francesca Leonardi, così avrò inciso tutta l’integrale per violino di Busoni entro l’anno.

Venendo all’attualità, lei ha origini ebraiche da parte di madre ed è stata testimonial più volte della memoria della Shoah dove la sua famiglia ha perso 40 membri ad Auschwitz. Come vive il dramma del conflitto in Israele?

Ho avuto una grossa crisi, ho provato rabbia dopo l’attacco del 7 ottobre ad Israele: oggi c’è una situazione disastrosa e molto complessa. Che purtroppo mi ha toccato da vicino. Dall’inizio del conflitto ricevo insulti e messaggi minatori, alcuni hanno chiesto di boicottare i miei concerti. Come diceva mio nonno, appena ti dimentichi di essere un ebreo, te lo ricordano gli altri. Io, figlia di padre cattolico e madre ebrea, invece rappresento quella società comprensiva e dell’ascolto che tutti ci auguriamo. Invece sta riemergendo un sentimento antico antiebraico. Anche in Francia o in Inghilterra oggi io avrei paura di uscire con al collo il simbolo della stella di David.

La musica cosa può fare?

Io immagino che il mio lavoro abbia un senso, sennò è inutile…La musica ricorda che l’umanità è nata per produrre tantissima bellezza e pace.