Musica. Il Daspo a Emis Killa: perché il rapper ha rinunciato a Sanremo

Emis Killa
Sorrisi e canzoni ed esclusioni preventive, con tanto di “signorile” passo doble, all’indietro. Altro che “perché Sanremo è Sanremo”, qui siamo a un giorno in pretura. La musica è clamorosamente finita e c’è il primo “eliminato” (in un Festival che non prevede eliminazioni se non per plagio o brano diffuso prima della gara): il 35enne rapper Emis Killa. Fuori prima di cominciare la rassegna che si terrà dall’11 al 15 febbraio. Ma veniamo ai fatti, anzi al fattaccio. Emiliano Rudolf Giambelli, in arte Emis Killa, sarebbe indagato dalla Dda di Milano con l’accusa di associazione per delinquere nell'ambito dell'inchiesta “Doppia Curva”. Il dossier a dir poco inquietante sulle Curve di Milan e Inter che nel settembre scorso aveva portato all’arresto di una sessantina di ultrà delle rispettive tifoserie (condannati 19) coinvolti in spaccio di droga e attività legate a clan della malavita organizzata. Nel mirino degli inquirenti c’era finito anche Emis Killa, in quanto amico fraterno e socio in affari (ramo barbieria) del temutissimo capo ultrà del Milan Luca Lucci, alias “la belva”, boss a tutti gli effetti che può vantare il record personale di 4 arresti in tre mesi nello scorso anno solare. Il rapper paga la vicinanza con i seguaci di Lucci con i quali è stato identificato l’11 aprile 2024 in occasione della gara Milan-Roma in cui rimase ferito uno steward, colpito dagli ultrà milanisti mentre tentava di fermare l'ingresso di due di loro che volevano entrare con un solo biglietto.
Le telecamere di San Siro al centro di questa orda balorda quel giorno ripresero anche Emis Killa. Nello stesso periodo, sottoposto a perquisizione domiciliare, nell’appartamento brianzolo la Polizia aveva trovato 40mila euro in contanti, 7 coltelli, 3 tirapugni, uno sfollagente telescopico e un taser. Tutti oggetti per suonare qualcuno più che la propria musica. Ma si è andati avanti ed era tutto normale, almeno fino a ieri, quando al rapper di Vimercate è stato notificato il Daspo («ma non l’atto d’accusa di associazione a delinquere» precisa lui) che lo ritiene “socialmente pericoloso” per accedere allo stadio Meazza di Milano per i prossimi tre anni e quindi non proprio raccomandabile, quanto meno sul piano etico, per una presenza sanremese. Da qui il passo indietro e la rinuncia a partecipare a quello che sarebbe stato il suo primo Festival.
La commissione artistica, presieduta dal direttore Carlo Conti, esprime il proprio rammarico e ne prende immediatamente atto con un comunicato che sembra la cover dell’Alligalli di Edoardo Vianello: se prima eravamo in 30 a cantare a Sanremo, adesso siamo in 29. The show must go on, è lapalissiano, tranne che per Emis Killa, il quale passa ai saluti con rimpianto: «Dopo 15 anni di carriera sarebbe stato il mio primo Sanremo, peccato…». Già un peccato. Ma il peccato originale a nostro parere l’ha commesso il servizio pubblico, che forse avrebbe dovuto pensarci in fase di selezione. Perché i dirigenti di viale Mazzini non potevano non aver letto di quei pasticciacci in cui si era cacciato. Per la fredda cronaca, per il suo atteso debutto sanremese comunque aveva confezionato un brano dal titolo rassicurante, Demoni. Testo farcito di baci amorosi e tossici al Fentanyl. Tutta roba da Festival formato famiglia, proprio quello che professa Carlo Conti, il quale però in gara si tiene Fedez, a sua volta indagato per la rissa in discoteca e il pestaggio dell’aprile del 2024 ai danni del personal trainer Cristiano Iovino che il rapper aveva minacciato con un amichevole «ti faccio ammazzare, io sono di Rozzano».
La musica è finita ma i “nemici” non se ne vanno da Sanremo. In gara rimane anche quel romanzo capitale chiamato Tony Effe: a Roma il comune lo ha escluso per “sessismo” (leggasi con attenzione la sua eloquente discografia) dal concerto dell’ultimo capodanno, mentre a Sanremo per lui porte aperte all’Ariston. Tony Effe alla vigilia della kermesse fa “outlet”, come direbbe Checco Zalone, adesso il rapper del Rione Monti si proclama “ragazzo d’oro”, non a caso è figlio di orafo e sul palco dell’Ariston porta una canzoncina docile e solidale, Damme ‘na mano. E a Conti fatti la Rai di mani gliene ha date anche due, più un microfono per cantare davanti a 10-15 milioni di italiani che per cinque serate fanno tutto la popolazione del Paese. Nella speranza di non sentire altri canti delle sirene, specie quelle spiegate delle volanti, il canto del cigno spetta a Emis Killa che amareggiato proclama: «Confido che tutto si risolverà al più presto, per il meglio, e spero di poter affrontare in futuro un Festival in cui ad essere centrale sia la musica, poter portare la mia canzone, parlare solo di quella e divertirmi». Che a parlare sia solo la musica è una timida speranza che abbiamo anche noi.